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       Giorgio Segato

 

Diverse Gener-azioni. Sentire Spazi. Costruire Idee.

 

Mi ha subito sollecitato, della lettera degli amici artisti campani Spinosa,

Barisani, Di Ruggiero, De Tora, Lanzione e Manfredi, il fatto che si tenesse

a sottolineare che la proposta di mostra non concerneva un gruppo

costituito, ne era espressione di un qualche 'movimento', ma un percorso

generazionale con un suo fil rouge significativo, per quanto sottile e non

lineare, intrecciato in maglie diverse, più o meno complesse, di orditi ora

costruiti nello spazio disegnato e compattato, ora aperti in uno spazio

fluido, illimitato.

Un'idea che, evidentemente, dichiara una necessità di bilancio 'storico', di

restituzione di riferimenti e di efficaci itinerari di espressione e di ricerca in

un'area ben determinata, quella partenopea, ricca di idioma locale ma,

insieme, sempre sensibilissima ai linguaggi nazionali e internazionali

dell'arte, soprattutto in questi ultimi vent'anni, in cui si è guardato molto al

territorio napoletano come ad un vero e proprio laboratorio, a un crogiuolo

di idee, di esperienze linguistiche, musicali, visive di cui si sarebbero ben

presto visti i frutti. Forse cominciano ad emergere ora, in virtù delle energie

dei più giovani, che tornano a cercare il confronto diretto, senza inibizioni, a

tutto campo, in Italia e fuori, riportando nel fuoco dell'attenzione e del

giusto riconoscimento anche gli 'antichi maestri' tuttora attivi e ricchi di

capacità propositiva. Tracciare un percorso dal 1916, anno di nascita di

Domenico Spinosa, al 1961, anno di nascita di Antonio Manfredi, toccando

il 1918 di Renato Barisani, il 1934 di Carmine Di Ruggiero, il 1941 di Gianni

De Tora e il 1951 di Mario Lanzione, significa sondare il cuore pulsante di

questo nostro secolo; e riconoscere un 'segno' comune che attraversi il

tessuto di ciascuno significa scoprire il senso preciso (significato e

direziono), e dunque la funzione, che hanno assunto nel nostro tempo e

nella nostra cultura la ricerca e l'espressione artistica.

E vuoi dire, nel caso specifico, ricomporre lo straordinario mosaico di

suggestioni, tendenze, poetiche che hanno visto emergere, tra le massime

manifestazioni dell'arte del nostro secolo, l'arte non oggettiva e l'arte

costruita, dai futuristi al concettualismo Dada, dal suprematismo al

Bauhaus, dal MAC (Movimento Arte Concreta) italiano ai GRAV {Group

Recherche Art Visuel) argentino-ispano-francese, dall'arte cinetica e optical

al Neogeo, dall'astrattismo lirico allo spazialismo, tutti movimenti e

situazioni caratterizzate da un alto indice di ottimismo, di fiducia nelle

capacità dell'artista di migliorare il mondo e la qualità della vita, l'igiene del

pensiero e i comportamenti, la visione estetica e la valutazione etica, in una

frequente oscillazione tra attesa, silenzio, ascolto dello spazio attraversato

come luogo dei segni (scritture e traiettorie) e del pulviscolo cosmico

(flusso energetico e materico) e l'azione costruttiva, rassodarsi del pensiero

progettuale in strutturazioni giocate tra allusioni di incentivazione didattica e

affermazione propositiva.

Ma sempre - ecco forse il più significativo legame - con un senso della

misura (quantità e qualità) rastremato, essenziale, pur senza mai rinunciare

agli echi e riverberi infiniti dell'evento creativo e poietico di una 'ragione' che

sa farsi poesia e di un impulso lirico che sa incontrare e fecondare le

ragioni della mente.

E allora, in rapporto a questa situazione espositiva, che in territorio

campano vanta l'importantissimo precedente del costituirsi di una sezione

del MAC (1948), confluito in parte poi nell'esperienza del gruppo Geometria

e Ricerca (1976), il fil rouge, il senso, è dato, a mio awiso, proprio dall'idea

dell'arte come 'gener-azione', cioè come espressione di un momento

temporale e culturale, ma anche come attività generante nuovi spazi, nuove

idee, nuovi tessuti connettivi, forme inedite, rapporti, strutture logiche, ponti

di comunicazione emotiva, cioè azione che si costituisce come processo,

sintassi, ed elabora, modula le materie come diretta metafora degli spazi

psichici, delle manipolazioni, delle metamorfosi e delle transmorfosi intime.

Sei diverse generazioni, sei sensibilità e attività creative con sollecitazioni

diverse, ambiti differenti, strumenti, riferimenti, progetti, identità dissimili.

Eppure, anche in una così evidente lontananza di tempo, e in un secolo

che ha visto le più numerose e più rapide mutazioni di qualsiasi altra

epoca, si può cogliere l'intreccio di un percorso, un legame: non tanto un

denominatore comune quanto il persistere di una stessa eco, come un

riverbero sonoro, olfattivo, visivo, gustativo, e tattile, per quella singolare

sinestesia della memoria che solo l'arte sa suscitare e promuovere. Voglio

dire che non solo è importante connotarsi dei segni del proprio tempo

(essere o rappresentare una generazione), ma anche - e oggi in modo

particolarissimo - recuperare il significato dell'arte come attività originale e

generante, tornare a sentirsi e ad essere attivi nella costruzione dell'uomo

e del mondo, superando il sentimento di perdita del centro,

dell'orientamento, della profondità del tempo storico e lo smarrirsi della

memoria e della conoscenza e delle abilità materiali, che così

profondamente caratterizzano la nostra cultura sempre più confezionata dai

mezzi di comunicazione di massa. A me pare che questa sorta di piccola

'coalizione' di artisti sia significativa proprio nel senso della restituzione alla

figura, all'individualità e alla capacità pratica e tecnica dell'artista di una

funzione generante e rigenerante del rapporto con la realtà attraverso i

sensi, e dell'immaginazione costruttiva come costante elaborazione, ora più

poetica e anche lirica, ora più razionale e anche matematica, degli spazi,

dei rapporti, delle materie, dei colori non più intesi come 'media', mezzi di

rappresentazione, bensì come campi di energia, di presentazione effettiva,

di accadimento. Così l'opera può spaziare indifferentemente da un astratto

informale, lirico, come insorgere e tradursi in gesto e in atmosfera

cromatica dell'emozione pura, dei riverberi della memoria sensitiva nelle

stanze del cuore e nelle pieghe della mente (Domenico Spinosa), oppure

materializzare lo spazio in andamenti e ritmi plastici che rinnovano lo spirito

dell'arte come costante 'punta' sperimentale, tensione, espansione,

provocazione e 'rischio' (è stato ben detto) dei sensi e dell'intelletto, cioè

spinta in avanti e arricchimento della forma/pensiero tra fraseggi costruttivi

e allusioni di poetiche campiture cromatiche attraversate dal segno (Renato

Barisani); o ritornare a farsi respiro, atmosfera ansante percorsa dal filo di

scritture o strutturarsi in percorsi mentali con intermittenze cromospaziali

inquiete (Carmine Di Ruggiero), o, invece, concentrarsi nell'evento

progettuale (insieme ideazione e pratica esecutiva), ancora una volta

'percorso', itinerario ma lineare, sintattico e paratattico fino alla rimessa in

gioco aperta degli elementi segnici del fare pittura, del costruire spazi come

in Gianni De Tora; o può sciogliersi in modulazioni espansive di segno,

colore e struttura come penetrazione di stratificazioni di spazi diversi,

apparentemente fisici, ma in realtà ricchissimi di risonanze emotive, di

attraversamenti lirici: dialogo incessante tra intelletto e sentimento, gesto

espressivo e costruzione (Mario Lanzione). Oppure l'opera può dilatarsi fino

ad essere ambiente — non semplicemente ad occuparlo — in installazione

che 'comprendono' (capiscono e coinvolgono al tempo stesso) l'osservante,

come fanno le rigorose geometrie dislocate di Antonio Manfredi, che

attivano lo spazio di esposizione facendolo parte integrante dell'opera.

Il gesto liberatorio di Domenico Spinosa, Maestro di molte generazioni di

artisti napoletani sulla via di Damasco dell'illuminazione interiore in

rapporto a un'arte che non fosse più mimetica, iconica, di 'concentrazione'

dei dati sensibili in figure di illusoria plasticità e riconoscibilità, bensì capace

di portare i sensi, la percezione e l'intelligenza oltre l'apparenza, nello

spazio parallelo del l'immaginario di tutte le forme possibili e del

permanente fluire e fluttuare dello spazio/materia/colore/luce, diventa

'costruzione', geometria, misura dei rapporti, invenzione del 'logos', del

discorso razionale, ora secondo sintassi percettive di ispirazione gestaltica

(Renato Barisani, la sua storica adesione al MAC e il successivo, lungo e

originale percorso di straordinaria ricchezza progettuale), ora secondo

'geometrie' calcolate in funzione di una ristrutturazione ordinata,

conseguenziale e stimolante degli spazi e dei rapporti materia/spazio/luce e

segno/colore/forma come metafore per gli spazi esistenziali e di

comportamento logico ed etico nel sociale (Carmine Di Ruggiero e Gianni

De Tora, sorprendentemente contigui Geometria e Ricerca proprio nel

senso del 'percorso' storico che si vuole qui evidenziare). Per Mario

Lanzione la forma è l'esito di una costante messa in discussione delle

infinite possibilità di strutturazione della materia, non però in quanto massa

o superficie, bensì in quanto campo di fermenti segnici e luminosi, di

pieghe e inghiottimenti, di emergenze e trasparenze luminose. Antonio

Manfredi entra più nel territorio della Neogeo, nell'impegno di rielaborazione

poetica delle geometrie utilizzate come strutture di risonanza di spazi

diversi, di vuoti attivanti, di immaterialità cromatica carica di energia

generativa, che parla non tanto, o non soltanto, alla vista ma sollecita tutti i

sensi e con essi l'attività immaginifica della mente a superare l'apparente,

ma sempre, più asfissiante ovvietà dei dati sensoriali e delle informazioni

confezionate, recuperando il senso del meraviglioso, come genuino stupore

e vero e proprio miracolo creativo della sensibilità e dell'intelligenza delle

'diverse gener-azioni' di artisti. Si restituisce, dunque, centralità all'artista e

ancor più all'opera come paradigma di conoscenza e di operatività, cioè di

partecipazione attiva al farsi del mondo nella coscienza individuale e

sociale. Più che a un'analisi teorica che richiederebbe (e comunque

meriterebbe) un'indagine assai complessa sui precedenti storici in area

campana, comparata all'area italiana e a quella europea e internazionale,

questa rassegna di alto profilo artistico, di notevole merito didattico e

indiscutibile significato storico e promozionale si affida soprattutto alle

opere e al 'percorso' che da esse emerge evidente, nettamente

contrapposto all'ormai inutile 'spettacolo' dell'arte e alle devianze dell'arte

spettacolo, e con rara chiarezza rivolto a una prospettiva che risponde alla

nostra tortissima nostalgia di futuro, di recupero di risorse creative e

progettuali che ci consentono di rompere l'assedio della cultura del

frammento, del lacerato, della 'rovina', del degrado, del rifatto e del virtuale,

restituendoci la gioia del fare, del trasformare, del costruire, del 'sentire', del

conoscere la voce e le qualità delle materie e delle cose, dello spazio

vissuto in continua dialettica e dinamica tra pieno e vuoto, tra presenza e

assenza, così da consentire l'elaborazione e la modulazione di sintassi

costruttive, evitando in ogni settore quelle saturazioni che impediscono

soffocando sul nascere ogni pensiero progettuale e innovativo.

 

Giorgio Segato

dal catalogo della mostra Gener-azioni,

Palazzo della Pretura,

Casoria, aprile - maggio 1997

  

 

                                                                                           

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