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 Nicola SCONTRINO

 

Le ragioni di una presenza

 

II pensiero che stravolge la materia e che, comunque, crea una sua armonia all'interno del contesto

dell'opera; questa semplice enunciazione potrebbe racchiudere un po' tutto quest'ultimo lavoro di Carmine

Di Ruggiero. Infatti, questo suo ormai lungo peregrinare, dalla struttura essenziale e formale di quello che

la geometria poteva rappresentare alla sua ampia produzione degli anni '80, dove la gestualità ed il colore

riempivano tutta l'opera intera, si è giunti ad un riesame di quella forma espressiva che rappresenta ormai,

in modo sincretico, tutto un suo viaggio iniziato proprio ai primi anni novanta. Natura morta ('91, '92, '93,

'94) e Filo di Partenope ('94) rappresentano le opere di una diversa presa di coscienza della funzione che la

cultura dell'arte e della pittura, in particolar modo, nella sua sostanza deve portare. Infatti, il senso di

riflessione che trasmuta da queste opere diventa sempre più pregnante, se si pensa anche ad una diversa

interpretazione a cui la pittura ormai si affida: una ricerca semantica della struttura che affianca elementi

materici, come il gesso, al colore che ormai è diventato sostanza della sua stessa sublimazione. Una

ricerca che tende a rendere ancora più sottile il senso del linguaggio, in quanto la pittura resta come una

finestra verso gli spazi aperti del termine infinito, senza che però trovi un limite o un termine ultimo che

svanisce come realtà di pensiero o come respiro di una presenza.

Pertanto, in questi lavori di Carmine Di Ruggiero troviamo una trasformazione di quell'essenza progettuale e

di pensiero che ha caratterizzato il suo lungo viaggio artistico.

Certamente, ancora oggi, troviamo vigore e spessore nelle sue opere, ed è proprio in questa dimensione

che il ritorno alla sublimazione della pittura ci conduce ad uno spostamento del centro, ma non al codice

ultimo. Il suo luogo di analisi diventa il giardino incantato, dove la magia della pittura inventa ancora nuove

istanze di pensiero, e la metamorfosi del conoscere si pone sempre come realtà da raggiungere e come

spazio indefinito della mente: ma forse in questa contestualità il sentirsi libero dai sistemi riduttivi provoca

in Di Ruggiero ancora un ribaltamento di quelle che sono, e forse restano, sempre le dimensioni della

logica del pensiero.

 

 

Nicola Scontrino

dal catalogo della mostra Gener-azioni,

Palazzo della Pretura,

Casoria, aprile - maggio 1997

 

 

                                                                                           

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