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Arcangelo Izzo

 

 

L' "utopia" della "sensazione" animatrice della materia inerte

 

 

I piccoli dipinti su carta inediti di Carmine Di Ruggiero, ancora abbozzati per la

 stesura di un diario immaginale, confermano l'originalità della sua permanenza

 nell'ambito di una cultura visiva, negata generalmente alla nozione del tempo e

 delle espressioni che significano il tempo a vantaggio di un presente spazializzato.

 Il suo astrattismo, sotto qualunque forma o tendenza si iscriva, non si compiace 

 mai nell'astratto, nell'immobile, nel solido e nel rigido, ne tanto meno gli preclude il

 mobile e l'intuitivo. Pertanto è lontano da Carmine Di Ruggiero l'immagine dell'artista

 che pensa più che sentire e non afferra in maniera immediata; che, freddo come un

 mondo astratto, discerne e separa per simmetria o antitesi, e per questo fatto, gli

oggetti con i loro contorni taglienti occupano nella sua visione del mondo un posto privilegiato, per cui arriva

alla precisione delle forme.

Nelle sue opere c'è sempre un elemento dinamico che coglie la dialettica del dipingere, per cui è stato notato

giustamente che la pittura di Carmine Di Ruggiero non mira ad armonizzare delle superfici ma ad una

modulazione volumetrica.

Persino nei lavori del periodo giovanile, residui di forme figurative si agglomerano in blocchi, per assumere

l'aspetto di piani geometrici semplici. Successivamente le forme geometriche aggettano dalla superficie o si

sovrappongono e si scontrano sino a provocare "rumore" o a proporre la fuoriuscita dal campo, dalla tela,

mentre il colore, impiegato in modo da operare anche il momento temporale, riesce a materializzare l'urlo" o il

"silenzio" rendendoli visibili.

In questo processo, il ricorso al minimo necessario delle entità astratto-geometriche non comporta un

abbassamento dei dati pittorici, ma esaltazione e tensione di elementi dinamici, la cui interazione ne autorizza, anzi, la forza e l'addensarsi del colore si epifanizza come vitalità nuova, sensualità e libertà.

Nell'uno e nell'altro caso, tra ossidazione e irradiazione, tra riduzione e dilatazione, muta il rapporto del quadro

con la luce, con l'ambiente, con l'osservatore.

La luce si iscrive come condizione riconosciuta del momento procedurale e, al di là dei rapporti di relazione

interna, proclama lo statuto dei riverberi esterni, per cui l'artista rifiuta la separazione dell'artefatto dai suoi

sistemi di relazione contestuale, articolando lo standard del supporto pittorico, per fargli acquistare una

formatività pluridirezionale in rapporto dialettico con l'ambiente.

Tela per tela, l'opera attira l'osservatore che se ne appropria con la stessa malattia, intensità, gioia e gioco

con cui il telum (dardo) cerca il bersaglio.

In questo ciclo di lavori, preparati per la mostra di Catanzaro, ove allievi ed ex allievi dell'Accademia, colleghi

e intellettuali, istituzioni e personalità politiche, hanno voluto creare una occasione di continuità del discorso

culturale con l'artista piuttosto che di omaggio all'ex direttore della locale Accademia di Belle Arti, gli elementi

della pittura di Carmine Di Ruggiero, pur restando fissi nel giro a trecentosessanta gradi intorno al proprio

asse, acquistano e offrono una nuova "orientalità", proprio perché nel ritmo della luce trovano "motivi" di

originalità e presenzialità, quali i raggi del sole ad "oriente" svelano l'essenza delle cose, rinnovando ogni

giorno il miracolo della vita, che non ignora la mo(n)struosità della morte.

Nei "quadri", la pittura si ricostruisce sui colori elementari, come il bianco e il nero, distribuendosi in campi

cromatici dagli effetti di velo, o mostrando la nuova e differente capacità di organizzare e mettere a contatto

fra loro le forme che si riconducono a luoghi, spazi e immagini geometrici, solo perché dialogano della loro

maggiore o minore attitudine ad assorbire, a riflettere e ad irradiare la luce nel passaggio dal bianco al nero e

viceversa, per cui solidità ed evanescenza si relazionano alla "luminosità" e alla "brillanza" come indice stessi

di attenuazione ed esaltazione delle energie e delle forze pittoriche.

Ma è nelle opere su carta che avviene il transfert più sorprendente di quegli "schizzi" che Di Ruggiero intitola "Dialoghi col poeta" dove gli elementi pittorici racchiudono lettere e parole, numeri e note, lacerti di immagini e di informazione, ovvero momenti di ritmo, che segnalano l'irruzione del tempo nello spazio dell'opera.

L'autenticità degli elementi scelti intensifica l'esito pittorico e artistico grazie alla disposizione e al contesto della superficie, dove "tutto", più che organizzato, sembra declinato secondo i principi poetici di quel "Vocabolario della lingua stellare" e di quell'Alfabeto dello spirito", segnalatici da Chiebnikov.

E, se declinare significa aggiungere alla radice invariabile le desinenze mobili, che rendono oggettive le complementari differenze dei casi, vuol dire che per Di Ruggiero le parole non costituiscono un insieme di sillabe e di suoni, ma energie che si muovono nello spazio.

E, allo stesso modo che dall'"unità" si producono tutti i numeri senza che la sua essenza ne riesca

modificata o intaccata, cosi le sue forme geometriche non sono elementi astratti e ideali, ma manifestazioni

di un universo ricco di vibrazioni e dotato di propria sensibilità. Esse, quindi si mostrano come entità reali,

con movimenti, gravitazioni e accelerazioni proprie, viventi allo stesso modo di qualsiasi altra forma della

natura.

Portatrici di emozioni, queste entità, nel loro insieme, diventano metamorfosi magiche di una visione, che

s'impone come evidenza pura di irrazionale slancio creativo.

Per l'uso e l'effetto della sua tecnica Carmine di Ruggiero provoca una dislocazione dei materiali in una

dimensione transmentale, ove l'utopia proietta la "sensazione" quale unica essenza dell'universo e come

animatrice, con le sue vibrazioni, della materia inerte.

Come altri compagni di viaggio della sua stessa generazione, Carmine Di Ruggiero sente che l'artista è

ancora un essere finito, dotato d'intelligenza e d'immaginazione, fatte per capire l'infinito, non l'indefinito e il

relativo, che si possono cogliere solo al di là della portata di qualsiasi scienza umana.

 

 

Arcangelo Izzo

 

  presentazione "I dialoghi col poeta"

       studio garage - Catanzaro 1984

 

(immagini-foto b/n - da " I dialoghi col poeta"

 


 

 

 

                                                                                           

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