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       Gillo Dorfles

 

L' OGGETTUALIZZAZIONE DELL'IMMAGINE

 

L' oggettualizzazione dell'immagine: questa l'operazione fondamentale

nella creazione artistica di Di Ruggiero.

La oggettualizzazione, come "cosificazione" (come Verdinglichung), che rende "cose" gli eventi e i momenti e che ha trovato in molti artisti dei nostri giorni: da Castellani a Bonalumi, da King a Tucker, da Tony Smith a Stella, una precisa formulazione. Ma, nel caso di Di Ruggiero, il farsi oggetto dell'immagine non rientra nell'ambito delle Primary Structures statunitensi, gigantesche operazioni di "riempimento spaziale" che solo una civiltà tecnocratica come quella d'oltreoceano poteva ideare.

Per Di Ruggiero, invece, l'oggettualizzazione è ancora - per sua fortuna - di carattere personale, studiata e realizzata attraverso sottili giochi di intarsi del legno che acquista così la purezza dell'oggetto di serie senza però perdere la levità della sua originaria natura organica.

L'incontro tra l'organicità delle forme (aiutate dall'impiego di un materiale "naturale" come il legno) e la fredda pulizia dei materiali di copertura (vernici acriliche, colori industriali) è alla base dell'efficacia espressiva di queste opere. Ma, mentre nei rilievi degli anni scorsi, le singole forme apparivano ancora limitate dalla artificiosa chiusura della cornice o dalla loro composizione esclusivamente bidimensionale, nelle opere dell'ultimo anno il respiro si è fatto molto più largo: le vaste superfici - il più delle volte candide - si sono espanse ad abbracciare vaste stesure spaziali, e - pur rimanendo, nella loro sintassi costruttiva, legate alla loro matrice bidimensionale - si sono venute sviluppando anche volumetricamente così da assumere le dimensioni e le prerogative di vere e proprie sculture.

 

Alcune di queste, come i "Grandi dischi sospesi", il "Tutto bianco" del '69 e la "Grande forma" pure del '69, costituiscono, ci sembra, una riprova di come, al giorno d'oggi, non esista un confine apprezzabile tra pittura e scultura, e come, l'incidenza dell'attività manuale possa ancora risultare determinante per la realizzazione di quelle opere plastiche capaci di sfuggire all'asservimento ad una mera componente tecnologica che troppo spesso coarta la produzione artistica della nostra civiltà.

 

Gillo Dorfles

Dal Catalogo della Mostra  alla Galleria Cenobio Visualità, Milano, 1969

 

 

 

 

                                                                                           

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