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      Luciano Caruso

 

L'ossessione del modello

 

Centro Arte Europa" 1973 - Napoli

 

II modello ideale eterno come fondamento di decifrazione cosmica (oggi si direbbe di decodifi-

cazione, ma è lo stesso); ma «non vi sarebbe indicazione perché non vi sarebbe alter ego»; il

modello esaustivo è un sogno antico; una ars mera-ars? — che si perde nel mito; Platone non

rientrando che all'inverso in questo tentativo; ma c'è una più lunga tradizione; come lo scoprire

o fissare le regole perché il modello corrisponde ... e l'ingenua fiducia che: il dinamismo del

reale possa essere fermato; e il più dell'universale possa essere ricavato dal particolare; dai

materiali di altra natura; per poi arrivare al salto finale: quasi come «la proposizione enuncia

qualcosa soltanto in quanto è un'immagine», ma non proprio; un modello per concludere la

comprensione della causa prima; dove: il principio è questo: non c'è nulla nell'essere che non

possa essere ricondotto a un'altra cosa; e tutte le cose rimandano ... a un modello ideale eter-

no; e la tautologia si chiude; perfetta e senza margini; cosi entrare in quest'ordine di idee; signi-

fica giocare un gioco pericoloso; si rischia di restare schiacciati dalla stessa perfezione evoca-

ta. Che dire allora se «il mondo reale esite solo nella presunzione costantemente prescritta che

l'esperienza continui costantemente nel medesimo stile costitutivo? Si tratta di una certezza o

di una presupposizione'! (a dar retta ad HusserI); il sentimento dell' Impossibilità del modello è

solo un esempio; o è la dimostrazione (convincente?) dell'annullamento a livello dell'ego ope-

rante; perdita del reale e sua reinvenzione a livello di turbamento della coscienza? momento

strutturale della lettura e ritrovamento del modello; ne ideale ne eterno; ma costitutivo pur sem-

pre di una mondanità alterata dell'agire; in ultima istanza la linea di demarcazione che l'autore

introduce; compromette solo la continuità o anche la conseguenzialità dell'esperienza in atto?

(se) il modello è un limite; dai molti significati non tutti (forse) afferrabili; perché a voltez; si pre-

senta come avvenimento chiuso; e originale (con un suo ruolo di matrice); vedi affermazione

dell'universalità; oppure come mezzo; funzione strutturale; che assicura la mediazione fra l'au-

tore e il mondo; (e si tratta, dunque, di un vero e proprio rinvio; del rifiuto sotterraneo; costitu-

zione del (proprio) mondo); e anche: come conclusione; termine finale della ricerca; interiorizza-

zione del sentimento di rinvio; esperienza di un oggetto (modello) intenzionale; dove il modello

(qui, nell'accezione dell'autore) è un limite in tutte e tré le accezioni; allora: dall'allentamento

dell'ordito che la critica; in qualche modo è costretta ad operare: nel suo oggetto; si parlerà: di

modello assoluto; ogni volta: che il modello è visto; come matrice del desiderio ordinatore del

caos-intorno; o del nulla (tela bianca, secondo le affermazioni dell'autore); si avrà poi un model-

lo relativo (dalla psicologia del vissuto); nei rapporti di derivazione-opposizione: con l'esistente;

che il modello aiuta a decodificare: in vista di una semantica (assiomatica?); in fin dei conti ma-

niacale; si può aggiungere il modello reale (nel senso della scolastica): struttura costitutiva

trascendentale-trascendente; che tutto esaurisce dentro di sé; e si pone come il segno esausti-

vo; quello più vicino alla morte; il resto è semplice ipotesi; o forse scoperta (vero e proprio ritro-

vamento); come il modello immaginario o il modello differito; di continuo spostato: fuori posto,

nel continuo gioco degli specchi della repressione-vanificazione; liberazione e riaffermazione

dei legami; ma sempre in posizione di desiderio (inaccessibile) e possibilità ricorrente. Qualun-

que prodotto futuro è riconducibile ai suoi elementi di partenza; si afferma; ma è chiaro: che

nella misura in cui "gioca un gioco" l'autore non trae nessuna conclusione; o scioglimento dal-

le forme essenziali; "giocare" diventa immediatamente "agire"; abbiamo visto; in accordo con

certe regole scoperte o stabilite; per la prima volta; e già questo sarebbe un uscire dal semplice

gioco; per sciogliere la struttura del mondo; per concludere che si è agito in questo modo; se

non interviene il meccanismo di "fuga delle idee"; in conformità di una regola generale; supera-

ta; è il caso di dire, in base ad una iperattività ossessiva del modello; «perché parlo sempre del-

la costrizione da parte di una regola? perché non parlo del fatto che posso volerla seguire? que-

sto infatti, è ugualmente importante» (vedi: Wittgenstein, Osservazioni sopra i fondamenti della

matematica). Finalmente: risulterà possibile costruire una tavola provvisoria; del tipo di quella

legge che segue: al cèntro della quale si trova la direttiva semantica che la lotta sperimentale

dell'autore; ha cercato di sviluppare nei suoi insiemi:

modello assoluto - desiderio - semantica

modello relativo - derivazione - esistente

modello reale - opposizione - trascendentale

modello immaginario - struttura - meta-analisi

modello differito - invenzione - liberazione dal

                                            desiderio - significato

Dove: le varie nozioni di modello; stanno ad affermare che ogni tipo di conoscenza; è rappre-

sentazione del reale-dato-affermato o esperito; genesi e derivazione dei modelli; sono situati

nel secondo elenco della tavola; resta da sottolineare; la chiusura perfetta (vedi: desiderio) del-

la teoria su se stessa; ma il terzo elenco (della/nella tavola) nel concludere con la liberazione

del significato; introduce (dalla capacità isolata di desiderare la nozione di dialettica; cioè la

pratica di una serie di rapporti impossibili; che l'autore volontariamente introduce; montando

dispositivi che rimandano al referente-pratico e non più solo formale; «non è un modello che

esaurisca un essere»: ma l'uso dei modelli che esauriscono il modello, sì! Il modello, certo, è

assunto; da parte dell'autore: come eidos di una precisa realtà (il cammino anche all'inverso è

lo stesso (?)); a sua volta forma precisa e perfetta (?), e non come modulo; cosi: il richiamo che

immediatamente; il lettore distratto potrebbe stabilire; con l'astrattismo storico: è inesatto da-

to che; il suo concetto di modello non mette "in rapporto il pensiero formale con il suo ester-

no"; si dovrà perciò ricorrere; alla nozione di reattivo; non in termini rigidi, ma critici, certo; rilet-

tura che introduce una nozione di: distanza-vicinanza che ribalta (ha l'effetto di ribaltare) i nessi

costitutivi di quello a vantaggio dell'operazione presente. Lo stato di "forza produttiva" interna

del modello; (che è solo l'inizio del percorso dialettico); in questo caso il triangolo; (e sarà me-

glio lasciare da parte simbologie: complesse o meno: referti psicanalitici: inconscio collettivo:

e tanto meno: significati sessuali); basta la perfezione magico-geometrica altrettanto illustre

ed antica; permette di raggiungere il massimo di estensione (nelle combinazioni; o anche da

solo); "che possa ritrovarsi senza abbandonarsi allo spazio"; e, insieme, il massimo di: concen-

trazione dell'operazione (a volte con motivazioni evidenti e a volte senza); per stabilire la dispo-

sizione (ritenuta reale ed esauriente); e nello stesso tempo contraddirla; (quale sarà in concreto

la miglior forma che si adatti all'operazione; per poter poi passare alla realizzazione concreta

dell'universale?); ora: questo primo movimento dialettico dell'immagine modello; fra estensio-

ne e concentrazione avviene su di un piano; (comunicazione di un solo modo del pensiero); che

in qualche modo afferma una sorta di scientificità ed assicura l'unità fra sintassi formale e

campo intuitivo; accentuando la complessità di fondo del rapporto; (lasciando da parte le diffi-

coltà interpretative); che l'autore stabilisce con il mondo riportato ai suoi elementi essenziali;

in questa prospettiva di pensiero; per poi procedere ad una verifica semantica della corrispon-

denza; (si mostra una conoscenza dall'interno; che attinge l'assoluto, cioè la cosa, l'oggetto,

quale effettivamente è in se stessa; mentre al presente si può costruire solo un meccanismo di

avvicinamento; esterno relativo); con il massimo di rigorosità scritturale, consentita dal model-

lo. Ma: niente può dimostrare che quel rigore si sviluppi secondo il modo indicato; il rigore in

questo percorso altamente sperimentale: si rivela nell'agire; dunque nel significato degli insie-

mi che vengono costruiti; ( è evidente che il procedere dell'indagine non è sottoposto del tutto;

all'arbitrio del singolo; ma segue una direttiva che trae origine: dalla problematica della stessa

indagine); cioè: gli insiemi sono il momento di connessione con il mondo (quindi sono il mo-

mento materiale vero e proprio); dopo quello concettuale del modello come dimostra (in oppo-

sizione a gran parte della pittura d'oggi); il nesso che si stabilisce (in modo tutto particolare, ve-

dremo); fra modello e spazio: «dunque è la 'pittura' a tornare in primo piano come genere, e non

potrebbe essere altrimenti, e genere d'azione sensibile, peso, fatto fisico, concentrazione, uno

spazio che tocca ad ognuno gestire ed agire (e ancor prima, fisicamente, come presenza), è un

momento di discontinuità, luogo, energia, condensazione di possibilità e virtualità» - Paolo

Fossati - ; l'autore, invece, anche se parte da un piacere simile del gesto (quasi fisico, appunto,

come dice); di dipingere e di usare il colore si muove in uno spazio asettico; senza prospettiva,

assunto come forma (il quadrato della tela); chiusa e quindi falsa posta a simboleggiare il vuoto

bianco; su cui si strutturano i vari incontri del modello; (dunque: l'approfondimento dell'indagi-

ne conduce al rinvio: di ogni scientificità - oggettualità; costituita a una correlativa struttura es-

senziale dell'intenzionalità che è per essa costitutiva: dunque al rapporto fra il mondo inteso;

come universo di trascendenze costitutive e i momenti strutturanti; o costitutivi di quest'univer-

so; al rapporto tra noema intenzionale e noesis intenzionale; tra prodotto trascendente e pro-

durre trascendentale: tra vita vissuta e vita vivente o agente; - vedi: Ludwig Binswanger, Intro-

duzione . . . ); sorge quindi un secondo movimento dialettico: fra lo spazio bianco e lo forme

perfette del modello; non a caso (si afferma) colorate; violentemente; che è lo stesso che si può

ritrovare nel rapporto fra spazio falso; il quadrato bianco e il modello triangolare (inteso come

fattualità); dalla cui compenetrazione vien fuori una lettura metalinguistica del reale: (l'impe-

gno consiste nell'atteggiamento più aperto; sui problemi di fondo della comunicazione); (se)

queste operazioni: permettono, in effetti, una critica totale dei processi stessi di lettura; attra-

verso una serie di montaggi (veri e propri ragionamenti); che: intaccano la sicurezza della strut-

tura nelle varie iscrizioni (che il sistema così: costruito consente o respinge); ne risulta che

l'operazione si sviluppa sempre in entrambe le direzioni: gli incastri; gli insiemi che sorgono

dall'uso del modello nascono; in funzione del vuoto e si dispongono frontalmente (tuttalpiù si

sovrappongono: ma come superfici senza sospetto di profondità); pur articolandosi e dispo-

nendosi in un modo sempre nuovo: perché hanno la stessa forza dimostrativa di una equazio-

ne; perché quello che conta è portare in primo piano e mettere in evidenza; la costrizione gene-

rale della regola (ne l'indagine può ritenersi conclusa con la sola descrizione dei processi ca-

ratteristici); resta così: che per l'autore il solo modo chiaramente possibile per; indicare la dif-

ferenza - unità del modello e dello spazio; bianco - della semantica e del vuoto - è il rapporto

meta-analitico; tra la figura - l'oggetto significato; è il modello che diventa (nell'uso) una vera e

propria categoria; (il colore di cui è rivestito ha il ruolo di sottolineare; il carattere indipendente

del modello stesso: rispetto al fondo; quasi come di suoni musicali che pur spaziandosi nella

rappresentazione: vivono solo in un altrove dallo spazio).

Il terzo momento dialettico (che: l'autore introduce per ultimo; ma è quello che risulta piena-

mente esposto al primo sguardo); che serve a dare unità a tutta la serie di lavori e a farne

un'opera sola; è quello che si sottolinea con una struttura rigidamente disposta: anche nella

semplice organizzazione della lettura); fra elemento dipinto (colorato) ed elemento tridimensio-

nale (bianco); al centro della salar quasi come la concretizzazione di una vera e propria idea pla-

tonica; (cosicché scatta una duplice prova di coerenza relativa/relazione); fra il modello rappre-

sentato (come su di una mappa) e il solido fissato: nella sua purezza; con implicazioni realisti-

che pur permanendo come rappresentazione astratta; (la stessa inaccessibilità dovrebbe: in

qualche modo comprendersi; sulla base del notevole disturbo che il rapporto; dialettico nella

stessa costituzione dell'opera; "mostra" come conseguenza dell'isolamento del modello).

 

Luciano Caruso

dal catalogo della mostra

"Centro Arte Europa" 1973 - Napoli

 

(in immagine : panoramica della mostra)

 

 

                                                                                           

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