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        Michele Bonuomo

 

LA NUOVA MANIERA DI CARMINE DI RUGGIERO

 

Visitando quest'ultima personale di Carmine Di Ruggiero, mi sono tornati in mente il suo Racconto marino, una

tela del -61, e uno scritto di Lea Vergine del '63. Nel primo una sorta di esplosione cromatica irradiava dal centro

una scarica materica investendo tutta la superficie del quadro: un gesto rapido e senza ripensamenti, imprimeva

quella esuberanza e quella radicata facilità d'intuito ben individuata nel testo della Vergine: «Un fare concitato, un

temperamento versato in un segno aggressivo di impostazione naturalistica sì ma anche di remota origine

barocca».

Queste parole - ai più può sembrare strano o riduttivo - sono ancora chiarificatrici

ben guardando l'ultima produzione di Di Ruggiero. Ammettendo questo, è lungi da noi un giudizio di immobilità

nella ricerca di Di Ruggiero: anzi proprio conoscendo i suoi scatti multidirezionali, le sue fughe senza pentimenti,

le sue esperienze environmentali o popiste, o quelle ancora di derivazione suprematista, si può affermare che

questa sua 'nuova maniera' stia a segnare una sorta di compimento spiralidale del suo continuo muoversi.

Anche quando può sembrare che stia per tornare al punto si partenza, quando cioè il cerchio stia per chiudersi,

Di Ruggiero imprime uno scatto al suo moto e ricomincia con una nuova curva che ancora una volta sfuggirà alla

facile tentazione di chiudersi su se stessa.

Se è vero che in queste ultime opere Di Ruggiero ha ritrovato la tensione 'sconvolta' dei lavori degli anni Sessanta,

è ancor più vero che tutto questo acquista ancor più forza e suggestione alla luce di tutto il suo inquieto percorso.

Questa sua nuova pittura è densa di emozioni espressionistiche, dove il segno veloce s'accompagna ad un ancor

più veloce desiderio di ghermire una forma squassando sue componenti emotive e visive. «Il rapporto materia

segno supera ogni schema - scrive Finizio - e la liberazione dei vincoli della tecnica lo porta a concludere che

tutto può farsi pittura.

Per quanto riguarda l'immagine, essa esiste come idea matrice, come pretesto di avvio, subito superata da un

colore libero, maturo, orgiastico, fatto di spessori e di scavi che danno l'idea concreta del piano».

La maturità di un pittore è qualcosa che somiglia sempre più spesso ad uno scrigno colmo dal quale volendo può

venire fuori ogni sorta di segreta meraviglia, e nello scrigno di Di Ruggiero sono serbate ancora tante

sorprese.

 

Michele Bonuomo

Il Mattino, Napoli, 19 maggio 1984

 

 

 

                                                                                           

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