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    Massimo Bignardi

 

 L'energia di un Vesuvio mai spento

 

[...] Per certi versi le esperienze di Renato Barisani e di Carmine di Ruggiero viaggiano in una sorta di

sincronia ideale, che, in alcuni momenti, li ha visti percorrere una strada comune e penso soprattutto al

momento di ricerca, nella seconda metà degli anni settanta, del gruppo dell' Immaginario Geometrico, così

come l'ha voluto chiamare Luigi Paolo Finizio. Va osservato che, sgombrando il campo da qualche confusione

storiografica, quando nascono le prime esperienze di Carmine Di Ruggiero, dichiaratamente astratto

espressivo, con opere quali ad esempio la Crocifissione del 1957 o il Muro e arbusti, L'urlatore entrambe del

1958, il percorso di Barisani aveva già attraversato la grande stagione del MAC ed era approdato ad una lettura

nuova ed organica di un materismo informale che guarda con attenzione ad un «reale tradotto a traccia»

(Vergine). Ve forse in questo un guardare ad un comune denominatore: voglio dire che entrambi vivono una

situazione intellettuale che è la misura di un nuovo porsi, eticamente legato al tessuto storico ed antropologico

della propria terra. Barisani in quegli anni opera una scelta che poi si mostrerà fondamentale negli anni. In tal

senso si guardino i lavori realizzati sullo scadere degli anni ottanta: sui fondi di impasti materici, sabbiosi,

l'artista faceva vivificare elementi tratti da un registro naturale di forte immaginazione, ricco di una solarità

intensamente mediterranea, rivedendo il dialogo tra forma e materia, tra materia e colore, tra colore ed

emozione. Una tensione che è presente in opere quali Tempo sul muro, o anche Tufo e sabbia entrambe del

1959. Nell'ampiezza della sua ricerca, come già osservato in uno scritto del 1986, Barisani ha sempre

guardato al rapporto che si instaura tra contenuto e forma: questo sin dalle esperienze degli anni

quaranta, si veda ad esempio Nudo sdraiato, un gesso del 1948; e prima ancora nelle opere plastiche

dell'esordio, Studio di modella del 1941, avvertendo echi della scultura di Maillol, filtrati della lezione di Martini,

sino a giungere alla cultura italica, in chiave di interpretazione storico-antropologica, espressa da Marini.

Quest'ultima sensibilizzerà il ciclo delle Teste realizzate in gesso colorato, per la quasi totalità andate

distrutte, eseguite da Barisani tra il 1948 e il 1949. Le motivazioni di fondo del suo operare verso un più stretto

rapporto tra contenuto e forma sono espresse con grande lucidità anni dopo con l'adesione al Movimento Arte

Concreta, e poi con il momento di attenzione ad una sorta di informale-materico, al breve avvicinamento alle

esperienze del Gruppo 58 alle successive sculture meccaniche realizzate nella prima metà degli anni settanta,

sino alle opere realizzate tra il 1984 e il 1989 che l'artista chiama di «astrazione organica».

L'esperienza complessiva di Barisani sembra guardare a quella circolare sequenza annotata da Kandinskij nel

1910. La sequenza 'Emozione-senso - opera-senso-Emozione', spiega sinteticamente il valore assunto dalle

vibrazioni spirituali dell'artista «che deve perciò trovare, come mezzo d'espressione una forma atta ad essere

recepita. Questa forma materiale è il secondo elemento, cioè quello esterno, dell'opera d'arte» (Kandinskij).

L'esperienza artistica di Carmine Di Ruggiero si muove nei precisi confini disegnati da un assunto di Pascal, al

quale spesso l'artista ricorre: «Due eccessi, escludere la ragione, ammettere solo la ragione».

Il confronto penso che si delinei nei movimenti tra luce, superficie esplosiva di colore, sostanzialmente

identificabile, spesso fenomenica e la luce, lo scuro, l'assenza di colori. La ragione che trova conferma nel

giorno e la notte, il luogo del sogno, dell'inconscio. La pittura di Di Ruggiero ha questo doppio canale che

corrisponde, anche, al suo difficile approccio con la città, con Napoli. «È uno spazio dell'immaginario collettivo

che si dibatte tra contraddizioni e dualismo connaturati nell'animus del napoletano - osserva l'artista in

un'intervista del 1985 - che ama dibattersi tra Vico e Pulcinella, tra Luca Giordano e "Rossi pittatutto", tra

Croce e la vita rutilante e inventata dei vicoli, tra il "barocchetto" e i problemi degli altiforni dell'Italsider, tra

camorra e perbenismo, tra la cultura viva e aperta e quella dei rimpianti per una serenata a Maria».

Carmine Di Ruggiero - Lotta di galli - 1958 - olio su tela cm 100 x 130

 

Massimo Bignardi

Electa, Perugia, 1992

 

 

 

                                                                                           

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